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PER UN’EDUCAZIONE SOCIALE E AFFETTIVA

La società odierna è una società in continua trasformazione, i cambiamenti che si stanno osservando a livello sociale vedono l’evolversi delle strutture di potere esistenti e questo determina anche un modo diverso in cui si tende ad entrare in relazione con l’altro. Queste trasformazioni vedono coinvolti contesti differenti, come le famiglie, fino ad arrivare alle scuole e a tutte quelle situazioni fortemente significative per lo sviluppo dell’individuo. È necessario, per questo, poter comprendere i bisogni educativi, formativi e sociali del mondo giovanile, per non trascurare aspetti che risultano fondamentali al fine di favorire cambiamenti efficaci e una crescita positiva.

La scuola, così come tutte le realtà formative, risultano i contesti ideali per imparare ad essere cittadini della propria comunità. Tali contesti hanno un enorme potenziale, ossia quello di essere in grado di dare “un orientamento di vita”, promuovendo negli adolescenti la conoscenza di sé e delle proprie capacità, nei quali è possibile acquisire una visione attiva del proprio “essere nel mondo” (Putton, 1999).

L’educazione socio-affettiva assume questa visione dinamica dell’individuo e si focalizza proprio sullo sviluppo di una serie di abilità necessarie per la crescita, gli adolescenti infatti attraverso questi percorsi possono sperimentare modalità relazionali diverse, fare esperienza di sé, conoscendo aspetti della propria personalità fino a quel momento sconosciuti.

L’educazione socio-affettiva viene considerata, per questo, una vera e propria strategia di empowerment e di promozione del benessere, proprio perché è orientata allo sviluppo di capacità quali il riconoscimento e l’espressione dei bisogni e delle emozioni, ma anche alla promozione di rapporti positivi all’interno dei vari contesti di vita.

COS’È L’EDUCAZIONE SOCIO-AFFETTIVA

Lang (1994) definiva l’educazione socio-affettiva, come quella parte del percorso educativo, concentrato sui sentimenti, atteggiamenti, emozioni e credenze degli studenti, che permette uno sviluppo sia personale che sociale degli adolescenti, al fine di promuovere la loro autostima e il loro “sentirsi bene nella propria pelle.”

Dunlop (1984), in “The Education of Feeling and Emotion”, afferma che questi programmi possano sostenere i giovani da un punto di vista emozionale, gli adolescenti imparano ad attribuire senso a quelle emozioni ancora in via di sviluppo, iniziano ad assumersi le proprie responsabilità, riuscendo così a gestire attivamente la propria vita emotiva.

Putton (1999) la ritiene una metodologia che mira allo sviluppo dell’autostima degli adolescenti e alla crescita delle competenze relazionali, comunicative e sociali; loro imparano ad affrontare i problemi e a prendere decisioni in modo creativo, questo avviene perché alla base del loro comportamento vi è una nuova “pensabilità positiva”.

Secondo alcuni studi, esperienze di educazione socio-affettiva possono migliorare e sviluppare negli adolescenti un concetto di sé positivo, poiché attraverso questi percorsi vengono trasmesse diverse abilità, come la capacità di ascolto, di comunicazione, di adattabilità, la capacità di lavorare bene in gruppo, favorendo inoltre uno stile cooperativo, negoziale e personale (Johnson, 2001).

IL METODO INTEGRATO

Donata Francescato ha adattato al contesto italiano le metodologie che in Inghilterrae negli Stati Uniti venivano usate in maniera singola e settoriale, proponendo un metodo integrato. La peculiarità del programma presentato dalla Francescato sta nell’aver usato tre diverse modalità di educazione socio-affettiva, da poter utilizzare insieme o separatamente. L’attenzione è stata rivolta:

  • al rapporto insegnante-classe, dove è stato usato il metodo Gordon rielaborato e riadattato per la cultura italiana, volto all’instaurarsi di un buon rapporto tra insegnanti e allievi;
  • al rapporto dei bambini in gruppo, offrendo loro uno spazio relazionale dove potersi conoscere e confrontare, reso possibile attraverso la tecnica del “circle time”; l’obiettivo è di far vivere agli adolescenti un’esperienza di gruppo che permetta una maggiore conoscenza tra loro, potendosi confrontare su argomenti di interessi comune e nello stesso tempo far sì che si acquisiscano maggiori capacità di espressione dei propri pensieri e delle proprie opinioni, di mediare tra diversi punti di vista, di ascoltare, di facilitare la partecipazione dei membri;
  • comprensione del bambino e dei suoi vissuti, delle sue sensazioni e sentimenti; attraverso degli esercizi psicomotori è possibile sviluppare le capacità dei ragazzi e delle ragazze di entrare in contatto con sé stessi, potendo riconoscere le proprie emozioni e sviluppare una maggiore creatività personale.

Il metodo integrato è stato ampliamente utilizzato nelle scuole primarie, le ricerche ci dicono che questo possa essere proposto anche nelle scuole secondarie di primo grado (Francescato, Putton, Cudini, 2001) o ad adolescenti di quella fascia di età che si trovano a sperimentare esperienze gruppali.

UNO STRUMENTO EFFICACE: IL CIRCLE TIME

Alla fine degli anni Sessanta, in California, si è diffusa un’attività chiamata “magic circle time”, dove insegnanti ed alunni seduti in cerchio iniziavano a discutere e a confrontarsi su argomenti proposti dagli stessi studenti o dalla loro insegnante. Il circle time ha rinnovato il tradizionale modo di organizzare e strutturare l’ambiente di una classe, risulta infatti uno dei momenti più importanti dell’intervento socio-affettivo, ma potrebbe essere facilmente utilizzato anche come momento comune e integrato all’interno della vita scolastica e non solo. Durante il circle time quei ruoli che organizzano il tradizionale contesto scolastico vengono messi sullo sfondo, non ci sono più studenti e formatori, ma partecipanti e facilitatori. Anche il setting subisce una trasformazione, non ci sono più banchi e cattedre, ma sedie disposte in cerchio e la tipica comunicazione discendente viene sostituita da una comunicazione circolare, che facilita l’instaurarsi di un clima di ascolto e di astensione da critiche, giudizi e valutazioni. I ragazzi e le ragazze riuniti durante il circle time diventano un vero e proprio gruppo di discussione, caratterizzato da una bassa gerarchia, di tipo formale, con il principale obiettivo di favorire un clima amichevole e collaborativo fra loro (Francescato, Tomai, Mebane, 2004).  

Utilizzando questa metodologia sarà possibile approfondire una conoscenza reciproca, sarà facilitato il processo di scambio di opinioni e l’instaurarsi di rapporti interpersonali più gratificanti; grazie al circle time infatti è possibile riconoscere il valore positivo delle variabili relazionali.

Nelle diverse ricerche in cui il circle time è stato applicato, si è osservato il contributo positivo di questo strumento in termini di sviluppi affettivi ed emotivi, maggiori capacità di accettazione delle differenze individuali, nonché un miglioramento delle relazioni interpersonali.

Il circle time risulta, inoltre, un valido strumento, in grado di promuove comportamenti prosociali, migliorando i rapporti tra adolescenti, riducendo l’esclusione, favorendo l’aiuto reciproco e promuovendo anche una maggior autostima e consapevolezza di sé, dei propri sentimenti e dei sentimenti altrui (Karpinnen, Katz, & Neill, 2005)

Anche Vasileiou (2002) in “Affective Education in the Primary Phase: Some Comparative Perspectives”, parlando di alcuni programmi di educazione affettiva che hanno avuto luogo in alcune città londinesi e greche, descrive la funzionalità di questo strumento. Il circle time viene definito come un’attività strutturata che coinvolge tutti, dove è possibile esplorare questioni di significato personale e sociale. Vasileiou (2002) considera il circle time uno strumento particolarmente utile per discutere delle relazioni e per risolvere i conflitti, gli adolescenti inoltre si sentono maggiormente coinvolti nel processo decisionale, sentono infatti di avere più voce in capitolo in merito agli aspetti della vita scolastica, familiare e sociale.

Durante il circle time ognuno può condividere il proprio punto di vista sul tema scelto, dando avvio ad una discussione che si conclude con una riflessione generale su quanto emerso. Al fine di garantire la partecipazione di tutti, fin dall’inizio, devono essere stabilite un numero minimo di regole di base, che dovranno essere da tutti rispettate come, ad esempio, il non interrompere chi sta parlando, il non giudicare quanto viene detto ed ascoltare con attenzione il contributo di ogni studente. 

L’impiego del circle time nei contesti scolastici ha avuto un notevole successo nei termini di esiti positivi, questo ne definisce le sue forti potenzialità, uno strumento che è in grado quindi di rafforzare la coesione del gruppo e migliorare la definizione delle relazioni presenti in esso.

Dalla letteratura emerge come il circle time possa essere utilizzato anche da operatori esterni. Le ricerche infatti confermano che psicologi e pedagogisti hanno ottenuto risultati soddisfacenti. 

LA VERA FATICA DEGLI ADULTI

L’educazione socia-affettiva risulta essere quindi un valido strumento, utile non solo nei contesti scolastici, ma anche in tutte le attività di gruppo dove l’obiettivo è quello di lavorare sulle abilità relazionali e personali dei ragazzi e delle ragazze che vi partecipano. È un programma educativo che mette al centro “la persona nel contesto”, che tiene conto delle sue emozioni, dei sentimenti, dei pensieri, delle azioni messe in atto e di ciò in cui crede. Janus Korczack parlava di educazione e affermava di come nel rapporto tra colui che educa e il fanciullo, l’adulto non dovrebbe mai pensare che per raggiungere il bambino serva “mettersi al suo livello, abbassarsi, curvarsi, piegarsi e farsi piccolo”, al contrario bisognerebbe “elevarsi all’altezza dei loro sentimenti”. È questa la vera fatica, “sta nell’impegno di distendersi, allungarsi, alzarsi in punta di piedi per non ferirli”, a cui sono chiamati adulti, famiglie, insegnanti e operatori. Ogni cosa, qualsiasi gesto è accompagnato da emozioni, per questo motivo è necessario occuparsene, poiché rappresenta il primo passo importante all’interno di un percorso più complesso capace di promuovere l’empowerment degli adolescenti (Francescato, 2012).

Dott.ssa Caterina Minopoli

Psicologa e Tutor DSA

BIBLIOGRAFIA

Dunlop F., The Education of Feeling and Emotion, London: Allen & Unwin, 1984

Francescano D., Putton A., Cudini, S., Stare bene insieme a scuola. Strategie per un’educazione socio-affettiva dalla materna alla scuola media superiore, Carocci Editore, 2001

Francescato D., Mebane M., Tomai M., Benedetti M., Rosa V., Promoting social capital, empowerment and counter-stereotypical behavior in male and female students in online CSCL communities, In: H. Cuadra Montiel (Ed.). Globalization, book 1, Intech, 75-108, 2012

Francescano D., Tomai M., Mebane E.M., Psicologia di comunità per la scuola l’orientamento e la formazione. Esperienza faccia a faccia e on line, Il Mulino, Bologna 2004

Johnson K., Integrating an affective component in the curriculum for gifted and talented students. Social skills enhancement, Gifted Child Today Magazine, 2001

Karpinnen S., Katz Y., & Neill S., Theory and pratice in affective education, Helsinki, Finland: University of Hensinki 2005

Lang P., Report on Affective Education in Europe, Warwick University, May 1994

Putton A., Empowerment a scuola: metodologie di formazione nell’organizzazione educativa, Carocci Editore, Roma 1999

Vasileiou K., Affective Education in the Primary Phase: Some Comparative Perspectives, University of Warwick, Institute of Educatione, September 2002,