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La tecnica del Training Autogeno

Tutti noi siamo vittime di fattori di stress quali la mentalità consumistica, la pressione psicologica per aumentare il nostro rendimento, fattori che hanno anche, in forte misura, risvolti negativi nella vita familiare. Questa competività, vissuta da noi adulti, mette costantemente sotto pressione anche i bambini, ed alcune conseguenze di questi influssi fortemente negativi possono essere, disturbi del sonno, problemi scolastici, dalle paure irrazionali fino ai problemi di salute.

            Il professor Johann Heinrich Schultz, neurologo berlinese, ha elaborato la tecnica del Training Autogeno negli anni venti, definendola una “meditazione per gli occhi occidentali”. Il T.A. di Schultz può essere appreso come un percorso verso un miglioramento dello stato di coscienza da una qualunque persona psicologicamente sana. Offre una semplice possibilità, ovvero quella di attivare le potenzialità di guarigione presenti nella persona, grazie ad un rilassamento profondo del corpo e della mente indotto consapevolmente.   

Cos’è il Training Autogeno

            Training Autogeno letteralmente significa “allenamento autogenerato”. Per “allenamento” si intende l’apprendimento graduale di esercizi sistematici e ripetuti che, in questo caso, riguardano sia l’aspetto somatico (o fisico) sia quello psichico; per “auto generato”, dal greco autos= da sé, e genos = che si genera, intendiamo che questo tipo di allenamento ha la caratteristica  di generarsi da sé, senza quindi dover essere diretto da altri. Il pensiero autogeno (T.A.), maturato ai primi del ‘900 dagli studi sull’ipnosi di Bernheim e Charcot in Francia, ed elaborato dallo psichiatra tedesco J. Schultz intorno agli anni ’30, è essenzialmente una tecnica di rilassamento, utilizzata anche per curare i disturbi organici e psichici.

L’obiettivo di Schultz era quello di rendere il paziente meno vincolato alla dipendenza dal terapeuta e divenire lui stesso autore del proprio cambiamento e del proprio benessere, adattando così il metodo alle proprie esigenze.

I concetti principali su cui si basa il T.A sono due :  

1) La psiche agisce sul corpo. Un’immagine o un pensiero, espressi in formule verbali interne, inducono modificazioni somatiche reali e quantificabili.  

2) Lasciar accadere . L’atteggiamento psichico da assumere è quello della passività, ovvero rappresentarsi mentalmente le formule dell’esercizio,  e lasciare che esse agiscano autonomamente. Un atteggiamento attivo della volontà impedirebbe, sin dall’inizio, la corretta realizzazione degli esercizi stessi.

La tecnica di Schultz si basa su un lungo percorso: partendo da un rilassamento a livello muscolare si riesce, dopo un certo periodo di Training, ovvero di esercitazioni, ad intervenire positivamente sulla funzionalità muscolare, sull’attività cardiaca e polmonare, sul sistema neuro-vegetativo. La finalità è controllare e ripristinare il funzionamento di organi sui quali si scaricano le tensioni e i conflitti psichici.

La concentrazione passiva

            Gli esercizi del T.A. hanno lo scopo di farci raggiungere lo stato autogeno, vale a dire una condizione di passività assoluta, realizzata nell’indifferente contemplazione di quanto spontaneamente accade nel nostro organismo e nella nostra mente. E’ importante tener presente, come dice lo stesso Schultz, l’atteggiamento che si deve assumere è quello di una passiva e indifferente  concentrazione psichica.

Ci si allena all’incontro con se stessi, ad ascoltare ciò che nasce spontaneo, a non lasciarsi suggestionare né dagli altri né da se stessi, a non dare comandi al proprio essere psicofisico, a non avere aspettative, a non dare giudizi di valore alle risposte, ad accogliere con curiosità ogni risposta, ad accettare qualsiasi cosa accada quando; “lascio che accada”; ci si allena cioè ad essere una imparziale cinepresa puntata su se stessi. E’ la strada aperta verso l’inconscio.

Dobbiamo essere rilassati durante ogni esercizio, ed essere più passivi possibile per far si che le sensazioni che vogliamo provare si manifestino; viceversa, più le vogliamo provare, e più queste difficilmente si riveleranno.

Nelle associazioni libere lo stato di coscienza è di “veglia passiva”, e l’atteggiamento di fondo è “lascio che accada”: non si seguono le direttive della razionalità, ma si lascia che accada una associazione, data da collegamenti inconsci. Lo stato di coscienza, che si verifica in momenti molto brevi nelle associazioni libere, può, mediante un apposito allenamento, mantenersi a lungo permettendo così a lunghissime sequenze di “immagini” e di associazioni inconsce o sub-consce di emergere in perfetto stato di coscienza; è ciò che si ottiene con l’allenamento con il Training Autogeno, quando e’ appreso come veramente autogeno.

Dopo aver preso la posizione corretta per iniziare il T.A., si comincia a “guardare” mentalmente tutto il proprio corpo: concentrandosi su tutte le sue parti, cominciando dai muscoli dei piedi per arrivare alla testa (o viceversa), il tutto lentamente, fermandosi di più su quei muscoli che sembrano più tesi al fine di rilassarli, e ripetere il tutto “osservando” come questi si rilassano . Prima di concludere gli esercizi è importante evitare di svegliarsi di soprassalto, giacché in questo momento ci si trova con una bassa frequenza cardiaca,  come se si fosse in uno stato di “sonno”, pertanto non è gradevole svegliarsi rapidamente, così da evitare sensazioni fisiche spiacevoli.

La collaborazione

            Prima di iniziare con la terapia, è necessario accertarsi che l’individuo sia motivato e ben disposto verso il T.A. attraverso un’ accurata informazione concreta e oggettiva.

È importante ricordare che esistono diversi atteggiamenti verso questa terapia. Per esempio, ci sono persone che sono curiose di provarla, magari dopo le testimonianze di amici e conoscenti, pur, in realtà, non sapendo bene di cosa si tratta; oppure ci sono individui che trovano questo metodo troppo complicato, che non hanno tempo e quindi preferiscono prendere medicinali per combattere il disturbo. Si potrebbe, per questo, ricordare che spesso le persone vanno dal medico anche se non sempre hanno effettive patologie, ma lo cercano semplicemente come alibi per stare bene. Nel T.A. è indispensabile che il soggetto capisca di essere egli stesso artefice della propria guarigione, e non il medico, il quale, invece, ha solo la funzione di “guida”.

Le potenzialità e i limiti del metodo

      Il T.A. non è una tecnica onnipotente che risolve tutte le patologie psicosomatiche, ma una tecnica che ha un’efficacia come dei limiti.

La vita ci mette di fronte a frequenti stati di tensione che si possono cronicizzate, con il passare del tempo, in relativi disturbi fisici e psichici. Spesso, per esempio, è proprio lo stress di ogni giorno che scompensa i nostri organi interni (stomaco, cuore, polmoni, ecc..). Il Training Autogeno può facilitare l’autoregolazione dell’attività di questi organi migliorando lo stato di salute.

      Per molto tempo si è ritenuto che il Sistema Nervoso Autonomo (SNA) fosse fuori dal controllo delle persone, perché lontano dalla loro coscienza, ma il T.A. è la dimostrazione di come con l’esercizio noi possiamo intervenire anche sul Sistema Nervoso Autonomo e contribuire al mantenimento della nostra salute.

      Il Training Autogeno è molto utile, inoltre, per tutti coloro che desiderano equilibrare la propria personalità, avere una minore partecipazione emotiva agli eventi quotidiani della vita, conoscere se stessi, aumentare la propria concentrazione, prendendosi cura di sé  dal punto di vista psicofisico.

      Schultz, riporta che con il Training Autogeno si possono raggiungere:

1) Riposo: il T.A. puà sostituire in alcuni casi il sonno, consentendo un immediato e  profondo recupero di energie.

2) Autoinduzione alla calma: il T.A. fa acquisire un atteggiamento più tranquillo soprattutto di fronte a situazioni critiche, attenuando le reazioni emotive.

3) Autoregolazione delle funzioni corporee normalmente “involontarie”: il T.A. aiuta a regolare le funzioni vegetative come la circolazione sanguinia, il battito cardiaco, la respirazione o la digestione.

4) Miglioramento delle prestazioni psichiche (memoria, ricordi) e fisiche.

5) Eliminazione del dolore: il T.A. permette al dolore di non comparire o di presentarsi in forma attenuata.

6) Autocritica e autocontrollo (tramite l’introspezione): il T.A. aiuta a rinforzare i tratti della personalità come il coraggio e determinazione per affrontare più serenamente i problemi della vita che si presentano quotidianamente.

      UN AUMENTO DELLA CONSAPEVOLEZZA…

Il successo, come in ogni psicoterapia, dipende dalla collaborazione del paziente, dai suoi sforzi e dal suo impegno, ma soprattutto dalla sua vera motivazione ad apprendere questa tecnica. Il risultato finale del Training Autogeno non consiste nel sapere di più, o nel saper fare di più, ma nel saper essere in modo diverso. È infatti un metodo che consente alle persone di sperimentare nuovi processi psichici per sentirsi più consapevoli e padroni di sé.

      Esistono, tuttavia, delle situazioni nelle quali la tecnica di Schultz va applicata con cautela o addirittura sconsigliata. In alcuni casi, infatti, quando e’ presente una condizione che può invalidare l’azione del T.A., o interferire con una malattia già in atto, e’ opportuno cambiare e addirittura omettere un esercizio. Per esempio, se una persona soffre di emorroidi, potrebbe mal tollerare l’esercizio del calore, che come si sa influisce negativamente su questo particolare disturbo. Nel caso in cui, invece, una persona sia stata vittima di un grave trauma cranico, si deve evitare del tutto l’esercizio della fronte, e così via. Inoltre, come accennato prima, in alcune situazioni il T.A. non è solo sconsigliabile, ma addirittura improponibile: ciò vale nei casi di grave disturbo psichico in stato di scompenso o di ritardo mentale, per patologie mediche molto serie, come l’infarto del miocardio o l’ipertensione grave su base organica, non causata cioè da ansia e stress.

      Ulteriori casi che sconsigliano l’uso di questa terapia come per esempio per gli ipocondriaci in quanto essi tendono a cercare continuamente dei sintomi sul proprio corpo; ciò vale anche per gli ossessivi che elaborerebbero da subito i vari esercizi in maniera eccessivamente metodica e ripetitiva.

      Un’ ultima annotazione va fatta circa i cosiddetti soggetti “refrattari”, che, pur godendo di condizioni fisiche e psichiche buone, da garantire una buona riuscita del T.A., si allenano con svogliatezza,  poca costanza e  non raggiungendo così nessun risultato.

Dott.ssa Pamela Nicotra

Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale