educazione

Febbraio, tempo di pagelle.
Le pagelle sono attesissime sia dai bambini e ragazzi sia dai genitori, ma spesso altrettanto temute, soprattutto
quando sono in gioco fatiche emotive e difficoltà di apprendimento.
La nostra società, ancor oggi tende a valorizzare un modello “dis-educativo” che considera lo studio come
un’attività volta all’acquisizione di un voto espresso in numeri, quando invece l’esperienza di apprendere potrebbe e
dovrebbe essere per i nostri ragazzi

un’occasione di crescita non solo culturale, ma anche personale.
Ricevere un brutto voto, vederlo nero su bianco, è un’esperienza scoraggiante che spesso mina non solo l’autostima
dei ragazzi, ma sgretola di conseguenza anche il rapporto di fiducia e collaborazione instauratosi tra alunni,
famiglia e scuola.

 

L’errore più comune ed il più dannoso è proprio quello di estendere il vissuto di una insufficienza scolastica anche
alla vita privata, nelle relazioni tra pari, nei rapporti coi genitori, nello sport e negli hobby, fino alla persona,
considerando il voto come giudizio personale sul proprio valore e non più circoscritto in ambito scolastico.

“ Se prendo 4, valgo 4!”

No, non è così! Non siamo i voti che prendiamo, siamo molto di più!
La vita scolastica è fatta di giudizi. Giusto, ma il giudizio di uno, o di pochi, non è indice di ciò che siamo

.
Quali sono quindi gli aspetti che possono favorire nei ragazzi una positiva propensione allo studio, per il
raggiungimento di obiettivi posti e dei propri sogni?

 Avere un dialogo aperto e onesto , da parte dei genitori sulle aspettative e difficoltà dei propri figli;
 Favorire una collaborazione costruttiva con gli insegnanti;
 “Rileggere” le disavventure scolastiche degli alunni come esito di inadeguati metodi di studio;
 Motivare ed incuriosire promuovendo una didattica esperenziale;

Dietro ogni alunno c’è la propria storia, la propria personalità, il proprio stile di apprendimento e le proprie
potenzialità che vanno ben oltre un semplice voto.

Dott.ssa Antonella Greco TUTOR DSA

La società odierna è una società in continua trasformazione, i cambiamenti che si stanno osservando a livello sociale vedono l’evolversi delle strutture di potere esistenti e questo determina anche un modo diverso in cui si tende ad entrare in relazione con l’altro. Queste trasformazioni vedono coinvolti contesti differenti, come le famiglie, fino ad arrivare alle scuole e a tutte quelle situazioni fortemente significative per lo sviluppo dell’individuo. È necessario, per questo, poter comprendere i bisogni educativi, formativi e sociali del mondo giovanile, per non trascurare aspetti che risultano fondamentali al fine di favorire cambiamenti efficaci e una crescita positiva.

La scuola, così come tutte le realtà formative, risultano i contesti ideali per imparare ad essere cittadini della propria comunità. Tali contesti hanno un enorme potenziale, ossia quello di essere in grado di dare “un orientamento di vita”, promuovendo negli adolescenti la conoscenza di sé e delle proprie capacità, nei quali è possibile acquisire una visione attiva del proprio “essere nel mondo” (Putton, 1999).

L’educazione socio-affettiva assume questa visione dinamica dell’individuo e si focalizza proprio sullo sviluppo di una serie di abilità necessarie per la crescita, gli adolescenti infatti attraverso questi percorsi possono sperimentare modalità relazionali diverse, fare esperienza di sé, conoscendo aspetti della propria personalità fino a quel momento sconosciuti.

L’educazione socio-affettiva viene considerata, per questo, una vera e propria strategia di empowerment e di promozione del benessere, proprio perché è orientata allo sviluppo di capacità quali il riconoscimento e l’espressione dei bisogni e delle emozioni, ma anche alla promozione di rapporti positivi all’interno dei vari contesti di vita.

COS’È L’EDUCAZIONE SOCIO-AFFETTIVA

Lang (1994) definiva l’educazione socio-affettiva, come quella parte del percorso educativo, concentrato sui sentimenti, atteggiamenti, emozioni e credenze degli studenti, che permette uno sviluppo sia personale che sociale degli adolescenti, al fine di promuovere la loro autostima e il loro “sentirsi bene nella propria pelle.”

Dunlop (1984), in “The Education of Feeling and Emotion”, afferma che questi programmi possano sostenere i giovani da un punto di vista emozionale, gli adolescenti imparano ad attribuire senso a quelle emozioni ancora in via di sviluppo, iniziano ad assumersi le proprie responsabilità, riuscendo così a gestire attivamente la propria vita emotiva.

Putton (1999) la ritiene una metodologia che mira allo sviluppo dell’autostima degli adolescenti e alla crescita delle competenze relazionali, comunicative e sociali; loro imparano ad affrontare i problemi e a prendere decisioni in modo creativo, questo avviene perché alla base del loro comportamento vi è una nuova “pensabilità positiva”.

Secondo alcuni studi, esperienze di educazione socio-affettiva possono migliorare e sviluppare negli adolescenti un concetto di sé positivo, poiché attraverso questi percorsi vengono trasmesse diverse abilità, come la capacità di ascolto, di comunicazione, di adattabilità, la capacità di lavorare bene in gruppo, favorendo inoltre uno stile cooperativo, negoziale e personale (Johnson, 2001).

IL METODO INTEGRATO

Donata Francescato ha adattato al contesto italiano le metodologie che in Inghilterrae negli Stati Uniti venivano usate in maniera singola e settoriale, proponendo un metodo integrato. La peculiarità del programma presentato dalla Francescato sta nell’aver usato tre diverse modalità di educazione socio-affettiva, da poter utilizzare insieme o separatamente. L’attenzione è stata rivolta:

  • al rapporto insegnante-classe, dove è stato usato il metodo Gordon rielaborato e riadattato per la cultura italiana, volto all’instaurarsi di un buon rapporto tra insegnanti e allievi;
  • al rapporto dei bambini in gruppo, offrendo loro uno spazio relazionale dove potersi conoscere e confrontare, reso possibile attraverso la tecnica del “circle time”; l’obiettivo è di far vivere agli adolescenti un’esperienza di gruppo che permetta una maggiore conoscenza tra loro, potendosi confrontare su argomenti di interessi comune e nello stesso tempo far sì che si acquisiscano maggiori capacità di espressione dei propri pensieri e delle proprie opinioni, di mediare tra diversi punti di vista, di ascoltare, di facilitare la partecipazione dei membri;
  • comprensione del bambino e dei suoi vissuti, delle sue sensazioni e sentimenti; attraverso degli esercizi psicomotori è possibile sviluppare le capacità dei ragazzi e delle ragazze di entrare in contatto con sé stessi, potendo riconoscere le proprie emozioni e sviluppare una maggiore creatività personale.

Il metodo integrato è stato ampliamente utilizzato nelle scuole primarie, le ricerche ci dicono che questo possa essere proposto anche nelle scuole secondarie di primo grado (Francescato, Putton, Cudini, 2001) o ad adolescenti di quella fascia di età che si trovano a sperimentare esperienze gruppali.

UNO STRUMENTO EFFICACE: IL CIRCLE TIME

Alla fine degli anni Sessanta, in California, si è diffusa un’attività chiamata “magic circle time”, dove insegnanti ed alunni seduti in cerchio iniziavano a discutere e a confrontarsi su argomenti proposti dagli stessi studenti o dalla loro insegnante. Il circle time ha rinnovato il tradizionale modo di organizzare e strutturare l’ambiente di una classe, risulta infatti uno dei momenti più importanti dell’intervento socio-affettivo, ma potrebbe essere facilmente utilizzato anche come momento comune e integrato all’interno della vita scolastica e non solo. Durante il circle time quei ruoli che organizzano il tradizionale contesto scolastico vengono messi sullo sfondo, non ci sono più studenti e formatori, ma partecipanti e facilitatori. Anche il setting subisce una trasformazione, non ci sono più banchi e cattedre, ma sedie disposte in cerchio e la tipica comunicazione discendente viene sostituita da una comunicazione circolare, che facilita l’instaurarsi di un clima di ascolto e di astensione da critiche, giudizi e valutazioni. I ragazzi e le ragazze riuniti durante il circle time diventano un vero e proprio gruppo di discussione, caratterizzato da una bassa gerarchia, di tipo formale, con il principale obiettivo di favorire un clima amichevole e collaborativo fra loro (Francescato, Tomai, Mebane, 2004).  

Utilizzando questa metodologia sarà possibile approfondire una conoscenza reciproca, sarà facilitato il processo di scambio di opinioni e l’instaurarsi di rapporti interpersonali più gratificanti; grazie al circle time infatti è possibile riconoscere il valore positivo delle variabili relazionali.

Nelle diverse ricerche in cui il circle time è stato applicato, si è osservato il contributo positivo di questo strumento in termini di sviluppi affettivi ed emotivi, maggiori capacità di accettazione delle differenze individuali, nonché un miglioramento delle relazioni interpersonali.

Il circle time risulta, inoltre, un valido strumento, in grado di promuove comportamenti prosociali, migliorando i rapporti tra adolescenti, riducendo l’esclusione, favorendo l’aiuto reciproco e promuovendo anche una maggior autostima e consapevolezza di sé, dei propri sentimenti e dei sentimenti altrui (Karpinnen, Katz, & Neill, 2005)

Anche Vasileiou (2002) in “Affective Education in the Primary Phase: Some Comparative Perspectives”, parlando di alcuni programmi di educazione affettiva che hanno avuto luogo in alcune città londinesi e greche, descrive la funzionalità di questo strumento. Il circle time viene definito come un’attività strutturata che coinvolge tutti, dove è possibile esplorare questioni di significato personale e sociale. Vasileiou (2002) considera il circle time uno strumento particolarmente utile per discutere delle relazioni e per risolvere i conflitti, gli adolescenti inoltre si sentono maggiormente coinvolti nel processo decisionale, sentono infatti di avere più voce in capitolo in merito agli aspetti della vita scolastica, familiare e sociale.

Durante il circle time ognuno può condividere il proprio punto di vista sul tema scelto, dando avvio ad una discussione che si conclude con una riflessione generale su quanto emerso. Al fine di garantire la partecipazione di tutti, fin dall’inizio, devono essere stabilite un numero minimo di regole di base, che dovranno essere da tutti rispettate come, ad esempio, il non interrompere chi sta parlando, il non giudicare quanto viene detto ed ascoltare con attenzione il contributo di ogni studente. 

L’impiego del circle time nei contesti scolastici ha avuto un notevole successo nei termini di esiti positivi, questo ne definisce le sue forti potenzialità, uno strumento che è in grado quindi di rafforzare la coesione del gruppo e migliorare la definizione delle relazioni presenti in esso.

Dalla letteratura emerge come il circle time possa essere utilizzato anche da operatori esterni. Le ricerche infatti confermano che psicologi e pedagogisti hanno ottenuto risultati soddisfacenti. 

LA VERA FATICA DEGLI ADULTI

L’educazione socia-affettiva risulta essere quindi un valido strumento, utile non solo nei contesti scolastici, ma anche in tutte le attività di gruppo dove l’obiettivo è quello di lavorare sulle abilità relazionali e personali dei ragazzi e delle ragazze che vi partecipano. È un programma educativo che mette al centro “la persona nel contesto”, che tiene conto delle sue emozioni, dei sentimenti, dei pensieri, delle azioni messe in atto e di ciò in cui crede. Janus Korczack parlava di educazione e affermava di come nel rapporto tra colui che educa e il fanciullo, l’adulto non dovrebbe mai pensare che per raggiungere il bambino serva “mettersi al suo livello, abbassarsi, curvarsi, piegarsi e farsi piccolo”, al contrario bisognerebbe “elevarsi all’altezza dei loro sentimenti”. È questa la vera fatica, “sta nell’impegno di distendersi, allungarsi, alzarsi in punta di piedi per non ferirli”, a cui sono chiamati adulti, famiglie, insegnanti e operatori. Ogni cosa, qualsiasi gesto è accompagnato da emozioni, per questo motivo è necessario occuparsene, poiché rappresenta il primo passo importante all’interno di un percorso più complesso capace di promuovere l’empowerment degli adolescenti (Francescato, 2012).

Dott.ssa Caterina Minopoli

Psicologa e Tutor DSA

BIBLIOGRAFIA

Dunlop F., The Education of Feeling and Emotion, London: Allen & Unwin, 1984

Francescano D., Putton A., Cudini, S., Stare bene insieme a scuola. Strategie per un’educazione socio-affettiva dalla materna alla scuola media superiore, Carocci Editore, 2001

Francescato D., Mebane M., Tomai M., Benedetti M., Rosa V., Promoting social capital, empowerment and counter-stereotypical behavior in male and female students in online CSCL communities, In: H. Cuadra Montiel (Ed.). Globalization, book 1, Intech, 75-108, 2012

Francescano D., Tomai M., Mebane E.M., Psicologia di comunità per la scuola l’orientamento e la formazione. Esperienza faccia a faccia e on line, Il Mulino, Bologna 2004

Johnson K., Integrating an affective component in the curriculum for gifted and talented students. Social skills enhancement, Gifted Child Today Magazine, 2001

Karpinnen S., Katz Y., & Neill S., Theory and pratice in affective education, Helsinki, Finland: University of Hensinki 2005

Lang P., Report on Affective Education in Europe, Warwick University, May 1994

Putton A., Empowerment a scuola: metodologie di formazione nell’organizzazione educativa, Carocci Editore, Roma 1999

Vasileiou K., Affective Education in the Primary Phase: Some Comparative Perspectives, University of Warwick, Institute of Educatione, September 2002,

Cos’è un diario alimentare?

Il diario alimentare è uno strumento molto utile che ci consente di scoprire cosa e quanto realmente mangiamo ogni giorno, tenendo conto anche delle situazioni e degli stati d’animo, che possono spingerci o meno a eccedere con le calorie. Se non teniamo traccia di ciò che mangiamo difficilmente siamo in grado di valutare quantitativamente l’apporto giornaliero di cibo che ingeriamo poiché tendiamo a dimenticare e un po’ a nascondere a noi stessi le scelte alimentari che facciamo. Scrivendo un diario saremo più consapevoli di tutti gli alimenti assunti, anche di quelli fuori orario, che contribuiscono ad aumentare l’apporto calorico complessivo.

Il diario alimentare è utilissimo in fase di preparazione ad una dieta poiché oltre a valutare le calorie introdotte nella giornata, stima la qualità della nostra alimentazione abituale; E anche al momento in cui si sta già seguendo una specifica dieta, emerge la sua utilità poiché ci permette di comprendere se siamo in grado di rispettarla o quanto ci allontaniamo dal nostro reale fabbisogno.

Il diario alimentare è di fondamentale importanza per il nutrizionista che lo usa per stimare il grado di educazione alimentare della persona, per poter correggere gli eventuali errori commessi nel mangiare. Per avere un quadro completo del tipo di alimentazione seguita sarebbe necessario compilare un diario per almeno 7 giorni da restituire al nutrizionista; questo svelerà molte abitudini della persona e permetterà allo specialista di stilare un piano alimentare più incisivo. Il diario va compilato in tutte le sue parti senza tralasciare nessuna domanda poiché informazioni che sembrerebbero banali possono essere invece estremamente preziose.

Nel trattamento di casi di elevato sovrappeso e obesità o di disturbi del comportamento alimentare, il diario alimentare si rivela uno strumento molto efficace.

Fare un diario alimentare non è molto difficile si tratta di annotare gli orari, i luoghi e ciò che mangiamo durante l’arco della giornata.  E’ necessario stimare anche la quantità degli alimenti e dare qualche informazione sulla qualità del cibo che mangiamo. Importante è anche se mangiamo da soli o in compagnia e lo stato d’animo del momento che può influenzare sia la quantità che la qualità della nostra alimentazione. Bisogna però essere costanti e non dimenticarsi di annotare la nostra giornata;  Essere sinceri, non vergognarsi di quanto mangiamo altrimenti la persona a cui vi affidate non capisce fino in fondo l’entità del vostro problema.

COME COMPILARE UN DIARIO ALIMENTALE

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Compilare un diario alimentare in modo completo permette al nutrizionista di estrapolare dati concreti; ecco perché risulta fondamentale analizzare passo dopo passo come cimentarsi nella trascrizione dei dati.

Orario dei pasti

Nel diario ancor prima di scrivere cosa abbiamo mangiato è necessario annotare l’orario di ogni pasto.

La divisione in almeno 5 pasti distribuiti durante la giornata è una buona abitudine e ognuno dei pasti andrebbe fatto in un determinato orario, ogni giorno, che lasci delle ore tra un pasto principale e uno spuntino o che non  lasci troppo tempo tra un pasto principale  e l’altro per non arrivare affamati al successivo.

Evitare di scrivere l’orario dei pasti non è un buon modo di compilare un diario alimentare perché manca una parte molto importante. L’orario deve essere sempre inserito per ogni pasto anche se vi sembra futile.

Inserite gli orari di spuntini aggiuntivi agli standard o gli orari degli “spizzichi” prima del pranzo o della cena, se ce ne sono.

Cosa mangiamo

Deve essere riportato il tipo di alimento o bevanda con una descrizione dettagliata e se la pietanza contiene più alimenti bisogna farne la lista; Iniziare dopo aver fatto colazione ad annotare tutto scrupolosamente, non dimenticare mai di annotare gli spuntini, e descrivere dettagliatamente ciò che abbiamo ingerito a pranzo e a cena. Trascrivere anche eventuali cose mangiate in altri momenti come caramelle, chewing gum o cioccolatini, caffè o bevande zuccherate. Inserire anche il numero di cucchiaini di zucchero o miele che eventualmente vengono messi nel caffè o nel thè.

Facendo un esempio pratico se mangiamo il pane scriviamo che tipo di pane, bianco, integrale, in cassetta, fresco ecc; Se mangiamo carne si dovrebbe specificare se è bianca o rossa e il tipo di taglio. E anche per pesce specificare il tipo come ad esempio se è pesce azzurro, molluschi, crostacei ecc poiché ogni tipo ha un determinato apporto calorico.

Quantità di ciò che mangiamo

Per fare una stima dell’introito calorico abituale della persona il nutrizionista deve capire il più possibile la quantità di cibo che viene consumato: ad esempio se scrivete un piatto di pasta la quantità non è molto chiara perché per una persona un piatto di pasta è raso per un’altra è abbondante allora precisiamo il più possibile la quantità in maniera oggettiva: possiamo parlare di piatto scarso, medio o abbondante.

Se abitualmente bevete bevande zuccherate stimate la quantità reale in termini ad esempio di bicchieri piccoli, medi o grandi, perché gli zuccheri presenti contribuiscono molto alla porzione di calorie introdotte nella giornata.

Luogo dove mangiamo

Il luogo dove consumiamo i nostri pasti ci dà notizie importanti sulla salubrità di ciò che mangiamo. Chi mangia abitualmente a casa è sempre più attento alla qualità del cibo ingerito e predilige un alimento cucinato al cibo pronto che basta scaldare per essere mangiato. Chi è abituato a fare pranzo o cena fuori casa è di solito meno attento a ciò che mangia ma si accontenta più facilmente non facendo troppa attenzione alla qualità. Mangiare abitualmente fuori casa, ad esempio per esigenze lavorative, ci spinge spesso a consumare il pasto in modo fugace e veloce ciò che può gonfiarci e appesantirsi  e  predisporci ad ingrassare.

Con chi mangiamo?

Mangiare in famiglia in compagnia ci può aiutare a rendere il momento dei pasti più conviviale e tranquillo favorendo la buona abitudine di mangiare cibi sani in modo lento per masticare bene l’alimento e non compromettere la nostra digestione e la nostra salute.

Al contrario mangiare fuori può essere più rischioso perché avendo tutto ciò che vogliamo a disposizione ci può tentare di fare strappi alle regole che ci siamo imposte. In compagnia poi il nostro trasgredire le regole viene in qualche modo alleggerito e quindi ci pesa di meno.

Mangiare da soli può essere buono per rispettare le regole del mangiare che ci imponiamo ma è rischioso perché siamo esposti al rischio della fame nervosa per placare qualche ansia del momento.

Le sensazioni che accompagnano il consumo del pasto

Analizzare il nostro stato d’animo al momento del pasto è molto importante poiché lo stato d’animo spesso influenza ciò che mangiamo e anche in che quantità; è difficile bloccare per un attimo il tempo per capire cosa ci passa per la mente prima di mangiare!

Come ci sentiamo prima di iniziare a mangiare? Siamo sereni, annoiati, energici, stanchi, o felici o tristi? Identificare questi stati d’animo ci aiuterà a capire perché stiamo mangiando, che cosa ci spinge a farlo e potrà aiutarci a fare scelte alimentari più sane.

Annotare sempre la sensazione che provate prima di mangiare qualcosa in modo impulsivo perché lo fate solo come risposta ad uno specifico stato d’animo.

In un diario alimentare inoltre non deve mancare un appunto sull’eventuale attività fisica svolta nella giornata con l’orario e la durata dell’esercizio.

C’è inoltre sempre uno spazio per eventuali altre notizie degne di nota secondo il vostro giudizio.

Al termine della compilazione, la lettura del tuo diario alimentare ti motiverà a fare sempre meglio.

Osservando la propria alimentazione si nota che se all’inizio non è equilibrata, nel corso delle pagine iniziano cambiamenti positivi. Con questa presa di coscienza sicuramente viene raggiunto il nostro obbiettivo.

Dott.ssa D’Amico Monia Biologa Nutrizionista



educare attraverso il gioco

 

L’organizzazione sociale della nostra comunità ci impone ritmi ossessivi, la routine ci distrugge. Si lavora in due e i nostri figli sono lasciati con la baby sitter, all’asilo o nei migliori dei casi con i nonni.
Quando torniamo a casa distrutti, ci buttiamo sulla poltrona e assieme ai bambini restiamo ipnotizzati dalle luci della lanterna magica che ci fornisce lo “svago” e il rilassamento necessario. Al massimo , per sentire un pezzetto di telegiornale in santa pace li teniamo occupati con un telefonino: suoni e luci.
Che tipo di futuri adulti stiamo educando?
Dovremmo riuscire a capire che il vero lavoro inizia proprio quando si torna a casa!
Valorizziamo il poco tempo che abbiamo da passare con i nostri figli. E’ questo che vorrebbero da noi , tempo in comune. Passiamolo a giocare con loro, a costruire con loro, a stimolare la loro curiosità con materiali e figure adatte alla loro età . Interagiamo con loro mettendoci al loro livello, guidiamoli verso nuove modalità di conoscenza sia tattile che emotiva. Parliamo con loro. Che tipo di futuri adulti stiamo educando?